Dance, study, eat. Repeat.

Dance, study, eat. Repeat.

A tre settimane dall’inizio delle lezioni posso dichiarare pubblicamente che ogni settimana trascorsa alla Juilliard è un test di sopravvivenza.

La sveglia suona alle 7.30 del mattino.

Alle 9 sono in aula per un’ora e un quarto di lezione teorica, come musica, etica o laboratorio di scrittura.

Dopo una breve pausa hanno inizio le lezioni di danza classica o punte, e subito dopo danza moderna (che comprende Limòn e Graham per il primo anno) o partnering.

La pausa pranzo è di 50 minuti; a seguire lezione di ballo da sala, Alexander technique o laboratori di composizione.

A partire da Ottobre, seguono tre ore di prove tre giorni a settimana  per lo spettacolo di Dicembre di fine semestre. Queste finiscono verso le 19.00/19.30, ma la serata può essere ancora lunga, perché hanno poi inizio le prove per i progetti indipendenti fra studenti. É il caso dei workshop, progetti mensili in cui gli studenti sono invitati a creare coreografie di gruppo per un’esibizione nel teatro della scuola. Le sale sono aperte fino a mezzanotte, consentendo a tutti gli studenti coinvolti di prenotarne una per provare i pezzi subito dopo cena.

Quando finalmente arriva il venerdì sera e, cotta come un uovo strapazzato, mi lancio sul letto giurando di non rialzarmi più fino alle 7.30 del lunedì, mi ricordo in realtà che la mattina seguente ho lezione di Tip Tap. Trovo sia un delitto vivere nella città del musical e non imparare il Tip Tap, cosi, con tanta forza di volontà, mi dico: “Evvabbene, fàmolo.”, perché non so ancora in quale modo ma sento che un giorno mi sarà utile.

Dopo un sabato pomeriggio all’insegna dei compiti (scrivo più temi ora di quando ero alle superiori), arriva la Domenica, solitamente la giornata delle passeggiate all’aperto e dei pisolini pomeridiani, finchè non suona la sveglia delle 7.30: è LunedìLeggi da capo.

 

 

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